venerdì 27 settembre 2013

E se Majorana fosse stato donna.....

Considerando come attendibile la teoria di Leonardo Sciascia (e non solo) che Ettore Majorana si sia volutamente nascosto dal mondo credo che la storia avrebbe preso una piega diversa se il fisico siciliano fosse stato una donna.
Mi spiego meglio.  Ettore Majorana, secondo la ricostruzione di Sciascia, si sarebbe rifugiato in un monastero per sfuggire alla manipolazione che la politica e i militari stavano facendo della fisica. Majorana aveva intuito l’avvicinarsi della creazione della bomba atomica, che probabilmente era già fattibile nella sua mente in tempi ancora più precoci, e non voleva essere lui stesso strumento di bellici propositi. Scelta nobile? Non fino in fondo penso io. Infatti, Majorana non aveva la pretesa di essere l’unico a poter “utilizzare” e comprendere la fisica, ma sapeva perfettamente che prima o poi qualcuno dei suoi colleghi(Heisenberg o Fermi) sarebbe arrivato a progettare le armi sotto l’egida del progresso o della libertà . Di fatto Majorana, quindi, non intendeva impedire la costruzione di armi ma semplicemente non voleva esserne lui il mezzo.

Majorana sembrava essere spaventato da se stesso e da ciò che vedeva chiaro nella sua mente, però non ha fatto nulla per impedire che succedesse quello che lui sapeva sarebbe inevitabilmente successo. Il suo carattere viene descritto come strano e solitario e restio a fare “gruppo”.  Questo suo essere strano e chiuso penso sia in realtà normale per una persona molto intelligente, che fatica ad aprirsi al mondo per la paura di essere ferito e di non essere compreso. Ma se fosse stato, invece che un uomo, una donna? Avrebbe dovuto superare se stessa la sua timidezza e faticare molto di più per accedere alla conoscenza, non avrebbe potuto esimersi dal vivere in una comunità, magari a trovare marito data l’epoca. E soprattutto consapevole di dove la scienza stava portando l’umanità, avrebbe agito diversamente magari confrontandosi con i colleghi cercando un modo per impedire quello che sarebbe inevitabilmente successo. Perché una donna deve agire, a volte male a volte bene, ma sicuramente non può stare a guardare.

mercoledì 18 settembre 2013

and i think to myself what a wonderful world


No, non sono un cervello in fuga, sono solo in trasferta in Inghilterra alla University of Birmingham, per i prossimi tre mesi.
Sono qui da tre settimane, e già ho potuto cogliere alcune “sottili” differenze tra l’Università Italiana e quella Inglese.
Innanzitutto anche se starò qui solo per 3 mesi, sono stata fornita di tesserino di riconoscimento, indirizzo e-mail, password per il wifi, scrivania e computer, inoltre il mio tesserino mi consente di accedere a tutti i servizi riservati ai membri dello staff dell’Università(Palestra, mensa, ecc ecc).  In quanto postDoc, è possibile trovarmi sul sito di ateneo, insomma è proprio come se avessi una “permanent position”  anche se solo per pochi mesi.

In Italia, nonostante il mio sia un contratto triennale, ogni anni vengo “cancellata” dal sito di ateneo per poi essere reinserita, non ho nulla che dimostri la mia “collaborazione” con l’Università se non le mie ben 3 pagine di contratto, che comunque non posso portarmi sempre in borsa; in più non ho diritto praticamente a niente perché fondamentalmente sono un invisibile.